2001/04/21, Interzona, Verona

Interzona : le atmosfere dei californiani Chokebore

In data unica italiana, i californiani Chokebore si sono esibiti sul palco della ex-Cella Frigorifera Specializzata nell'ambito della programmazione musicale dell'associazione culturale Interzona. Fautori di un rock aspro e spigoloso (qualcuno lo chiama "noise"), i quattro americani si sono ripresentati a Interzona per la seconda volta nel giro di qualche anno. Chi se li ricordava per dischi dal fascino acerbo quali "Anything Near Water" e "Motionless", ha dovuto registrare alcuni cambiamenti, e non solo nella formazione. Il tempo sembra aver eliminato alcune asperità dal suono dei Chokebore, riducendo l'impatto della band a una massa uniforme che in certi momenti schiaccia la bella voce di Troy. La mancanza di varietà - specialmente nel suono della chitarra di Jon Kroll (nella foto Brenzoni) - ha portato le varie canzoni ad assumere connotati simili. Ne ha guadagnato l'atmosfera del concerto, bilanciata da ballate venate di blues. Le strutture rock'n'roll non mancano, anche se deformate dal volume delle chitarre e da un batteria precisa e pesante. «La mia voce se ne sta andando», confessa Troy. «È tutto un guidare, far concerti, e la mia voce ne risente». A noi è parsa invece l'elemento più interessante della band californiana. In "Be Forceful", tratta dal nuovo ep "Strange Lines", riesce a raggiungere un'ampiezza ragguardevole, con il sussurro delle strofe che mostra un'insospettabile dolcezza rispetto alle urla precedenti. Troy durante le parti strumentali si aggira per il palco, spesso chino, con la chitarra che struscia terra, quasi dovesse sopportare il peso della musica. O forse lo fa per cercare la via di fuga da canzoni così sature di dramma. Comunque sia, accoglie la richiesta di un fan e canta "Days of Nothing", dove la pena di una vita fatta di nulla è ben evidente nel ritornello dolce ma catatonico : "Questi giorni/ sono giorni di nulla". È rock che ansima e procede a strappi. Poi, tra le altalenanti tracce dell'ultimo album, "Black Black", affiora un po' di ripetitività. D'altronde Chokebore sta ad indicare un'arma da fuoco, ma contiene anche il verbo "to bore", che vuol dire annoiare.

Giulio Brusati

L'Arena, il giornale di Verona (8 maggio 2001)